Auguri in ritardo Ad Alberto

 

Un soffio, nulla più. Battito d’ala

il tempo senza posa. Tutto ormai

sfuma nel mito. Freme una cicala

chissà dove, dimentica dei guai,

 

dimentica di sé: d’estate sciala

la vita che l’è data. Alberto, sai,

non volermene. No, non è per mala

voglia: è la sospensione. Capirai.

 

Rovente il sole tremola. Lontano

tutto sfuma, ricordo che scompare

al tocco dell’azzurro, sogno vano.

 

Già fu. Lo so. Nell’anima riappare

il tuo giorno, il sorriso, a mano a mano,

conchiglia in cui s’annida eco di mare.

 

 

Mi è sfuggito, non so. Non avrebbe dovuto accadere, eppure è accaduto: in estate il tempo ha una sospensione senza prima né poi. Ogni giorno, qualsiasi giorno, si fa identico al precedente e al successivo. Insomma, mi è sfuggito il compleanno di Alberto e il rito ancestrale a esso legato. Chissà, forse Alberto se lo aspettava. Sì, certo: sicuramente il suo giorno, l’11 luglio, avrà festeggiato. Io ricordo solo che era un sabato. Un sabato di luglio, ecco, in cui avevo appena iniziato l’annuale «Giardino poetico» presso il Centro foscherara di Bologna. Quest’anno si leggevano i Dialoghi con Leukò, omaggio al LXX anniversario della dipartita di Cesare Pavese. In questo tempo senza spazio ogni cosa si fa possibile. È il senso del canto, del frinire della cicala dimentica di sé, dimentica di tutto, immagine della poesia che si dona gratuitamente, mentre la formica tesaurizza per un inverno che forse non giungerà: la vita va vissuta istante per istante, senza troppo pensare al domani, perché già l’oggi ha i suoi grattacapi. Eterno mito raccontato dal vento alle fronde degli alberi in religioso silenzio. Esopo non ha scritto certo invano.

 

 

© Federico Cinti

Tutti i diritti riservati

7 commenti

  1. Yleniaely ha detto:

    Magnifica poesia, evocativa e toccante, l’ho sentita sul cuore, adoro questi versi! ♥️

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    1. Federico Cinti ha detto:

      Diciamo che gli auguri erano una scusa per cantare l’estate, l’eterno dissidio tra la cicala e la formica, tra la poesia e la sterile industriosità. Grazie infinite delle tue parole…

      Piace a 1 persona

  2. Enza Graziano ha detto:

    “Conchiglia in cui s’annida eco di mare”
    Rivedo il gesto dei bambini che portano alle orecchie le conchiglie per sentire il suono delle onde…
    Dolce, calda, ricercata eppure spontanea. Parla soavemente al cuore.
    Complimenti!

    Piace a 1 persona

    1. Federico Cinti ha detto:

      Non dovrei, ma svelo l’eco pascoliana da “Alèxandros”: “Come in conchiglia murmure di mare”. Certo, i mio verso allude ad altro, all’idea che la poesia è inscritta nelle cose e nei gesti.
      Grazie sempre della tua attenzione!

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  3. Rosanna Minei ha detto:

    Insomma, Esopo si è sbagliato? Meglio il carpe diem?

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  4. Federico Cinti ha detto:

    Esopo e Orazio vedono la vita da una prospettiva opposta: la formica è spietata e noi parteggiamo istintivamente per la cicala, che per Platone rappresenta gli antichi poeti. Orazio vive il precetto epicureo per cui non si deve avere paura del domani, ma nemmeno curiosità: “quam minimum credula postero”. Siamo tutti Leukonoe, la ragazza dalla mente chiara cui si rivolge. Io sto con la cicala e con Orazio.

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