Altro indovinello

 

In un angolo muto, dove il grigio

lascia il segno, m’accoccolo. Non altro

chiedo che una carezza mi riscaldi

appena. All’uggia

 

languida dell’autunno appendo rare

ombre di sogni. Evapora nell’aria

rapido il mio sospiro nella sera

inconsistente.

 

Fine o confine? Tra le quattro mura

esisto. Ormai si è spento il focolare

rosso di vita vera. Il tempo fugge,

oblio d’un giorno.

 

 

Nell’aria un filo di dolcezza, simile a quella «del caldo buono» di Ungaretti (Natale, 18) o di Virgilio, quando canta «e fumano i tetti di già delle case vicine / e dalle cime dei monti cadendo si spandono le ombre» (Ecl., I, 82-83), o ancora di Dante assorto nell’«ora che volge il disio / ai navicanti e ’ntenerisce il core» (Purg., VIII, 1-2). Tempo di nostalgia, forse, nello scendere lento della sera, anche se avrei voluto essere più lieve. Già, avevo in mente un indovinello, non una serie di citazioni così serie. Ma tant’è. Se mi fermo a riflettere troppo, decanta in me la tenerezza leggera di tanti che mi hanno preceduto e di altri che – spero – mi precederanno.

Un indovinello, tutto qui. In questa «soave ora che il sol morituro saluta»… accidenti, ci ricado: non era mia intenzione richiamare alla memoria anche Carducci (Nella piazza di San Petronio, 3)! Devo proporre il mio indovinello, la cui risposta è già contenuta nel testo. Sì, ma vallo a spiegare ai miei ventiquattro lettori, non uno di più: non ho certo la pretesa di paragonarmi a Manzoni. Anch’egli si dilettava e non poco, nel suo studiolo di Brusuglio. Tuttavia, sia chiaro, non pretendo tanto. Mi piacerebbe solo un filo di simpatica ironia.

Ecco, l’indovinello. Non è più che un oggetto di casa, un oggetto comune, nascosto tra le cose quotidiane, di quelle che danno tanto calore. Il resto lo lascio alla fantasia di chi ne sa più di me. Io mi limito a proporre. Se fosse la “Settimana enigmistica”, beh… avrebbe pure un senso. Ma così? Chissà. Avevo letto, una volta, in Huxley, «Era una miniera di informazioni superflue e di buoni consigli non richiesti». Forse posso anche finirla qui e attendere che qualcuno sveli l’arcano.

 

 

© Federico Cinti

Tutti i diritti riservati

53 commenti

  1. Enza Graziano ha detto:

    No, all’indovinello non c’arrivo. Ma mi godo queste righe di grigia e spenta (come il fuoco) nostalgia.

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    1. Federico Cinti ha detto:

      Ma, Enza, è molto semplice! In verità la soluzione è già scritta nel testo… L’ho messo anche nelle categorie e nei tag…

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  2. endorsum ha detto:

    Non sono brava, mai. Giuro. Ma mai. Proprio.

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    1. Federico Cinti ha detto:

      Carissima, è molto più semplice di quel che si creda! C’è un indizio nei tag e nelle categorie…

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    2. E’ semplicissimo dai……

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      1. endorsum ha detto:

        Calorifero (mi ha passato il biglietto Enza…)

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      2. Ho visto.
        Avete vinto qualche cosa ?
        Te lo ricordi Paoloantoni quando faceva Robertino ? Ho vinto qualche cosa ???

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      3. endorsum ha detto:

        Io no, ma mi sono autoeliminata confessando

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      4. Federico Cinti ha detto:

        Il bello sta nel partecipare e questo implica di per sé l’esserci e non l’eliminazione.

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      5. endorsum ha detto:

        sei clemente 😀

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      6. Federico Cinti ha detto:

        Ma è solo la verità, carissima!

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      7. endorsum ha detto:

        Sì che lo ricordo 😁

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      8. Federico Cinti ha detto:

        Beh, il gioco ha come premio la vittoria stessa, un po’ come quando si risolvono gli enicgmi della famosa “Settimana enigmistica”.

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      9. endorsum ha detto:

        da quanto non ne compro una 😦

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      10. Federico Cinti ha detto:

        Io e ero molto appassionato! Poi le cose cambiano…

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      11. endorsum ha detto:

        Inevitabilmente 😁

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      12. Federico Cinti ha detto:

        Non è sempre un bene, ma non è nemmeno necessariamente sempre un male!

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      13. Federico Cinti ha detto:

        Di fatto è così!

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      14. alemarcotti ha detto:

        🤦‍♀️🤣🤣🤣🤣🤣

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      15. Federico Cinti ha detto:

        Grandissima! Dai, non era poi così difficile…

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      16. endorsum ha detto:

        ti ringrazio per il complimentone, in effetti anche a scuola prendevo e mandavo messaggistica di soccorso con una destrezza esemplare 😊

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      17. endorsum ha detto:

        Di necessità virtù 🙂

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      18. Federico Cinti ha detto:

        Non è vero, dai!

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      19. endorsum ha detto:

        Non nego la bravura nel lancio del biglietto… 😊

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      20. Federico Cinti ha detto:

        Pensa che io sono ancora a scuola e adesso i bigliettini si mandano per WhatsApp o per via telematica…

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      21. endorsum ha detto:

        Noooooo… il gesto atletico rende intelligenti!

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      22. Federico Cinti ha detto:

        Parole Sante! Sarebbe stato così, ma oggi è andato in crisi anche questo sano esercizio…

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      23. endorsum ha detto:

        Istituiscilo! 😄

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      24. Federico Cinti ha detto:

        Quando riusciremo a tornare in presenza, tra i banchi, sicuramente lo istituirò di nuovo!

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      25. endorsum ha detto:

        L’unico suggerimento accettato… Un po’ come 123 stella! 😊

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      26. Federico Cinti ha detto:

        Diventerà disciplina olimpionica!

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      27. Federico Cinti ha detto:

        Vedrai, vedrai: occorre soltanto un po’ di pazienza…

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      28. endorsum ha detto:

        ah, non manca 🙂

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      29. Federico Cinti ha detto:

        Che bello! Mi sembra di essere tornato tra i banchi di scuola!

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  3. Enza Graziano ha detto:

    Il camino? non riesco a vedere i tag 😂

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    1. Federico Cinti ha detto:

      Sei un’inguaribile romantica!
      Però, se leggi l’acrostico, hai la soluzione…

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      1. Enza Graziano ha detto:

        Dimentico sempre l’acrostico! Il calorifero 😊

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      2. Federico Cinti ha detto:

        Grandissima! Oh, intendiamoci, non è detto che ci sia sempre…

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  4. Loretta Zoppi ha detto:

    Uno scrigno colmo di meraviglie! Questo oggetto dovrebbe essere in ogni casa…una volta lo era, meno raffinato, certamente fuligginoso ma vivo e crepitante di luce e di calore .
    Che cosa dire delle cose inutili! Sono la tappezzeria della nostra vita , indispensabili proprio per la loro inutilità…liberarsene è un danno immane , te ne accorgi al primo ” dovrei averne uno da una parte” e non lo trovi più, allora la dura realtà del gesto disfattista ti si ritorce contro ! La vendetta delle piccolezze abbandonate ! Un tempo non si buttava nulla, anche i tappi di sughero avevano il loro valore… sarà che di bottiglie da stappare ce n’erano poche! Ah! La preziosa povertà che dava valore a tutto!
    Le tue poesie sono un bene prezioso …faccio tesoro anche delle tue riflessioni a commento . Grazie Federico ♥️

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      1. Federico Cinti ha detto:

        Grazie, carissima! Sì, è vero, e non si fa per essere semplici “laudatores temporis acti”. Se non prestiamo mente a ogni oggetto che popola il nostro quotidiano, rischiamo di dimenticarlo per sempre. E figuriamoci che cosa succeda con le persone!
        Così del resto è la memoria, da cui si trae sempre qualche spunto per leggere, rileggere e inter-legere (se vogliamo fare un po’ di spicciola etimologia) il presente.
        Grazie di esserti fermata e di aver commentato in modo così puntuale.

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    1. Federico Cinti ha detto:

      Ops, Loretta, credevo d’averti già risposto e invece mi sa che ho risposto a una risposta a te. Insomma, il gioco delle scatole cinesi. Io sono poi abbastanza sbadato, soprattutto qui. Ma tant’è: mi perdonerai.
      Bellissimo il tuo commento, molto poetico.

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  5. Rosanna Minei ha detto:

    Ecco di nuovo il poeta narratore alla ribalta! Ecco chi scrive poesia ‘nuova’ traendola dal suo ‘vecchio’ e buon tesoro, dal suo retaggio culturale da cui nessuno prescinde, volente o nolente, quando scrive. Ecco che il moderno CALORIFERO (indico la soluzione all’indovinello in maiuscolo) altro non è che un antico caminetto accanto al quale vorremmo accocolarci, magari leggendo un testo che ci fa sia sorridere che riflettere, proprio come quello che ci proponi in prosa. Bravissimo, Federico!

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    1. Federico Cinti ha detto:

      In effetti, Rosanna, tra dire e non dire, stava poi la ricerca dell’oggetto nascosto nel testo stesso sotto forma di acrostico. Anche nelle nostre case tanti oggetti li diamo per scontati, ma appartengono a una quotidianità più anonima. Quando c’era il camino, ci si radunava intorno la sera per raccontare storie, si usava per cucinare e per riscaldare casa. Oggi è un po’ di verso e, diciamolo pure, un po’ meglio. dai racconti della mamma non erano grandi tempi, a parte il fatto di essere raccontati sempre con nostalgia. Ed è normale, perché tutto ciò che è passato ha una dolcezza in sé. Lo stesso dicasi per la scrittura: quando riusciamo a oggettivare, ecco che tutto diviene uno specchio in cui riflettersi e traiamo fuori insieme cose vecchie e cose nuove. La memoria funziona così, anche oggi che abbiamo a disposizione strumenti che, come pozzi senza fondo, annullano la nostra menoria individuale e collettiva: il cellulare, il computer, il tablet. Insomma, siamo sull’orlo dell’oblio. Per questo anche gli indovinelli servono a qualche cosa. O almeno spero.

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  6. alemarcotti ha detto:

    Non dovevo leggere prima i messaggi… Avrei detto accendino🤣

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    1. Federico Cinti ha detto:

      Però, Ale, sarebbe stato comunque un oggetto che aveva a che fare con il caldo!
      Grazie comunque di esserti fermata!

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