Un po’ di nebbia

 

Lento nel grigio cupo di questo silenzio del cuore

scivola il giorno appena, simile a caligine.

 

Voci laggiù lontane sembrano l’eco di un’eco

persa nel vuoto tetro di questo.

 

Un timido raggio di sole attraversa l’immoto

tedio dell’aria sospeso tra le case.

 

Nella mia stanza anch’io rimango così tra le cose,

forse una cosa anch’io, quasi dimenticata.

 

Un po’ di nebbia dentro la sento insistente scavare

solchi irrequieti, volti di nostalgia

 

e di malinconia, chissà poi da dove riemersi

e perché adesso. Tutto pesa, mi pesa

 

fermo così nella stanza silente di grigio pallore,

ormai senza colore nel pomeriggio assorto.

 

L’ozio del giorno attende la sera, che rapida incombe;

e anch’io attendo, anch’io, non so più che dolcezza.

 

 

Oggi passa così; forse non passa affatto, tanto è immobile ogni cosa. Anch’io me ne sto qui: non faccio nulla, se non scrutarmi dentro, in fondo al cuore. Noia e malinconia, specchio dell’anima è questa nebbia informe che scolora all’interno e all’esterno. Ecco, l’attesa della sera, del timido tepore di ciò che è buono potrà dare un senso vero a questa giornata così strana. Un po’ di nebbia, certo, un po’ di nebbia, come scrive Luigi Pirandello nel Fu Mattia Pascal. Lo leggo sempre a scuola, tra la polvere dei secoli.

Eppure, oggi non passa. Ecco la nebbia che entra nel cuore, che si sente addosso. Forse è parte di noi. Non so: non voglio sapere. Scrivo solo quel che sento. Vaga la fantasia oltre la coltre che ci schiaccia la testa, opprime il cuore dimentico di sé. Dovrà finire questa giornata. Tornerà la sera col suo cupo mantello d’incantesimi, di sogni, di speranze per il nuovo giorno. Noi siamo qui, siamo in attesa che questo giorno passi, passi in fretta. Nulla è più come sembra, altra sembianza rispetto forse a quello che vorremmo. Il tempo non risana la ferita.

Un po’ di nebbia. Un senso d’afflizione per ciò che non è stato e non sarà. Dentro lo specchio immagini di sogno, sono anch’io che mi specchio e non mi vedo. Come sarà il mio volto adesso? Adesso, dico, che non mi vedo? Sarà quello d’un altro o sarà il mio? Vacue domande, quesiti ormai insolubili. Mi devo accontentare di restare quello che sono sempre stato e che sarò. Oggi che tutto è icona, tutto è immagine, privilegio davvero singolare questo mio di cui parlo, noto solo a chi conosce ormai la verità. Crediamo di conoscerla vedendo la verità, che resta sconosciuta ai più. Ma nella nebbia tutto è vano, tutto è come non è, come vogliamo che sia, mare senz’onda, immenso piano.

Un po’ di nebbia, certo. Ma tu, nebbia, forse ti specchi in me, forse ti guardi dentro, nel fondo della tua caligine, di quel porto sepolto da cui esce il tesoro che spesso non sappiamo. Tutto è già stato detto, è stato scritto, ma non questa insondabile vaghezza. Dentro o fuori di noi? C’è differenza? Credo proprio di no. Ecco la nebbia, un po’ di nebbia in cui ricerco ancora il senso delle cose che mi pare smarrirsi lentamente e riapparire altrove, non so dove, non so come. Vediamo adesso come in uno specchio, ma verrà il giorno in cui noi ci vedremo come gli altri ci vedono. Quel giorno sparirà finalmente questa nebbia.

 

 

 

© Federico Cinti

Tutti i diritti riservati

25 commenti

  1. Per fortuna al mare abbiamo solo un po di foschia. (scherzo)
    Bravo come sempre

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    1. Federico Cinti ha detto:

      Ah, carissimo, guarda: qui a Bologna c’è un clima di tetraggine che fa paura. Ma passerà, dai…
      Grazie del tuo giudizio, sempre così lusinghiero!

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      1. Qui si alterna pioggia a giornate primaverili, si gira in maglia senza bisogno di giacche

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      2. Federico Cinti ha detto:

        Bisognerà allora che io cambi casa: pensa che ho freddo (quasi) pure in estate! Insomma, l’uggia di questi giorni è una coltre pesante pure di mestizia. Ma passerà.
        Non parliamo poi di quel che abbiamo fuori casa, perché altrimenti non finiamo più. Dovremmo forse prendere esempio da Democrito, che rideva, rideva di tutto. Distacco, ecco, questo forse ci serve.
        Grazie ancora e buona giornata!

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  2. alemarcotti ha detto:

    La nebbia qui è tornata☺

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    1. Federico Cinti ha detto:

      Sì che è tornata e non so se sia un bene o un male. Non mi dispiace del tutto, o non mi dispiacerebbe se io fossi sereno; così, tuttavia, pesa un po’ sul cuore. Come dice il buon Pascoli, “nascondi le cose lontane, / tu, nebbia impalpabile e scialba”.
      Grazie di cuore di esserti soffermata sulla soglia della nebbia!

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  3. Nonna Pitilla ha detto:

    Conosco bene quel velo bianco che avvolge il cuore e le cose! Hai descritto sensazioni a me familiari! Bravissimo

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    1. Federico Cinti ha detto:

      Non so, è una condizione esistenziale, in questi giorni in cui la nebbia è fitta e non lascia vedere quasi la casa di fronte. Ecco, questo stato di cose induce, almeno induce me, alla riflessione e all’introspezione. So (o spero?) che prima o poi passerà. Ma lo scandaglio interiore è inevitabile.
      Grazie sempre delle tue parole.

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      1. Nonna Pitilla ha detto:

        hai perfettamente ragioene

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      2. Federico Cinti ha detto:

        La nebbia è una sorta di specchio in cui ci riflettiamo, simile in parte alla pagina bianca su cui scriviamo e riflettiamo noi stessi. Questo desiderio di scrivere, in fondo, donde nasce se non dal tentativo di diradare questa nebbia dentro e fuori di noi? Non so, è solo un pensiero estemporaneo; ma, vedi, parlando con te, rampolla spontaneo come la nebbia pascoliana, che “nasconde le cose lontane”, così come è, “impalpabile e scialba”.

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      3. Nonna Pitilla ha detto:

        dici cose che ho provato molte volte, quando il fuori, la nebbia la pioggia o la neve mi sono entrati profondamnet dentro e hanno travolto i miei pensieri e strano a dirsi, ma mi hanno aiutato a dirimerli a renderli più chiari…

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      4. Federico Cinti ha detto:

        ESatto, è proprio quello che succede a me: è un esercizio, questo, di leggersi dentro, è il “porto sepolto” di Ungaretti o la “carrucola” di Montale.

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      5. Nonna Pitilla ha detto:

        esatto proprio così!

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  4. almerighi ha detto:

    rubo per il Domenicale del 27 dicembre

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    1. Federico Cinti ha detto:

      Grazie, carissimo, mi fai un grande onore!

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  5. Daniela ha detto:

    la nebbia amica e nemica da sempre, per chi la abita e l’attraversa. Tutto avvolge, nascondendo bellezze e pericoli. Ma ci si convive e si impara a conoscerla. Molto belli i tuoi versi. Buona domenica Federico

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    1. Federico Cinti ha detto:

      La condizione della nebbia può diventare, alle volte, esistenziale. Il passo tra il nascondersi e lo smarrirsi è breve; eppure, nella nebbia trovo un po’ lo specchio dell’anima, la ricerca continua di un mistero cui non ci si può sottrarre. Per questo, daniela, come giustamente dici tu, la nebbia è amica e nemica.
      Grazie di quest’ulteriore riflessione e grazie delle tue parole.

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  6. tramedipensieri ha detto:

    Nell’Isola non c’è nebbia, almeno sulle zone costiere. Me ne approprio leggendo poesie che la descrivono così, come hai fatto tu, con tutto il mistero che gli appartiene

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    1. tramedipensieri ha detto:

      “le” appartiene, scusa

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      1. Federico Cinti ha detto:

        Figurati! La fretta gioca brutti scherzi, anche se poi etimologicamente sarebbe anche giusto…

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    2. Federico Cinti ha detto:

      Anche qui c’è stato un periodo in cui la nebbia sembrava non esistere più. Quest’anno, invece, è divenuta una sorta di condizione esistenziale. Per questo mi è parso fosse davvero uno specchio in cui riflettere noi stessi. “Nella nebbia”, come canta Pascoli in uno dei suoi “Primi poemetti”, tutto diventa altro da quel che è e la ricerca diventa ossessione nel mistero della natura.
      Grazie infinite delle tue parole, che mi hanno permesso qualche divagazione ulteriore.

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      1. tramedipensieri ha detto:

        Grazie a te per questa piacevole divagazione 🙂
        Buona serata

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      2. Federico Cinti ha detto:

        Buona serata a te e ancora grazie!

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