Al crepuscolo

 

Linea d’ombra quella tra il buio e la luce, confine

su cui in equilibrio talvolta s’indugia.

 

Dove comincia e dove finisce il crepuscolo? Andare

seguendo la traccia dei ricordi e del cuore.

 

Non termina la via, ricerca di casa, infinito

racconto, fragilità stanca, domanda di sé

 

e di perché. Indagare tra i sogni e le immagini il senso

reale di quello che accade, esercizio

 

senza tregua. Tenermi ben saldo a quel braccio che guida

mi dà una parvenza di sicura dolcezza.

 

Il tempo mi è addosso, mi cala nell’anima: scruta

quello che vuole essere, quello che non sarà più.

 

Un volto, un sorriso, parole d’azzurre giornate

all’ombra di un bacio, delicato profumo,

 

tinta di neve, lieve sospiro d’amore e abbandono.

Non era forse così? Tutto, sì, tutto finì?

 

Ombre di sogno il cuore richiama al crepuscolo: attende

di nuovo la luce, di nuovo la favola

 

bella. Aggrappato con tutto me stesso a quel filo

stringo ancora il braccio, certo nell’illusione.

 

Dentro o fuori è la luce? Rispondere a me non è dato.

Ma vana è l’indagine: non posso che attendere.

 

 

 

Al crepuscolo un sibilo improvviso tra le cose dintorno. Era una visita che attendevo. Lo so, doveva giungere; eppure, è stata un’emozione forte, quella: mi è parso come se, d’un tratto, ritrovassi qualcosa che era perso. Un sorriso, una voce. Mi sembrava di ritornare ad anni addietro. Quando, ecco, non lo so dire. Basti questo ai ricordi d’un tempo che si frange come onda sullo scoglio. Due parole di cortesia e decidere che fare. L’orizzonte traslucido sembrava una palpebra giunta ormai sul punto di chiudersi a quell’attimo di buio. Il sole morituro si smarriva chissà dove oltre gli alberi e le case.

Al crepuscolo un senso di nostalgica impazienza. Restare oppure andare? Il vialetto correva senza fine, come un filo sospeso lungo i prati. Mi hai preso sotto braccio e siamo andati. Non c’era, forse, molto altro da fare: l’ora invitava a un ultimo passaggio. Un racconto, uno ennesimo, meccanici i miei gesti. Ascoltavi. Perché poi hai sempre avuto così tanta voglia d’ascoltarmi, non so, non l’ho capito ancora dopo tutti questi secoli. Ci passavano intorno mille vite, ma una sola era quella che contava veramente. La via non la finiva mai d’andare e riandare. Quante volte l’avrò fatta in tanti anni? Ora a occhi chiusi ne conosco i segreti più nascosti.

Al crepuscolo tu ascoltavi tutto quel che avevo da dire. Non sapevo nemmeno io se, poi, sarei mai stato in grado di trovare quella forza che ricercavo in te, che mi parevi uno specchio in cui quasi rivedere quello che avevo o non avevo fatto. Tu mi ascoltavi, semplice, paziente, col tuo volto di luce, con quegli occhi color di cielo e quella voce chiara. Nulla sembrava più ciò che era prima alla timida ebrezza dei lampioni. Il racconto finiva o non finiva: non mi ricordo più quel che ti ho detto, se poi ti ho detto proprio tutto quello che avrei voluto o, meglio, avrei dovuto. Al crepuscolo il tempo si fa breve, troppo breve per essere taciuto il segreto che resta dentro il cuore senza saperlo. L’anima si libra e libera nel vuoto, nel deserto che circondava quell’istante eterno.

Al crepuscolo dolce era sognare di una vita migliore, di un domani senza perplessità, senza più dubbi. In questo devo dire che è contato quel nostro viaggio tra il buio e la luce. Tu certo già sapevi. Io l’ho imparato a poco a poco, l’ho imparato in via, facendo e rifacendo quella strada. Eppure, m’ascoltavi e mi dicevi ciò che volevo o io sentivo quello, parvenze di parvenze che le immagini rincorrono tra i sogni e gli incantesimi. Sarei rimasto anche di più, lo sai, ma il tempo non permette dilazioni. Che cosa mi è rimasto? Il senso vano di ciò che non c’è più e che non c’è ancora. Mi mancava il presente tra illusioni e rimpianti di scelte non compiute. Ma forse è questo il senso del crepuscolo.

 

 

 

© Federico Cinti

Tutti i diritti riservati

15 commenti

  1. Yleniaely ha detto:

    Buongiorno! 😘 Meravigliosa ed emozionante poesia, mi ha toccato tantissimo il cuore! ❤️

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    1. Federico Cinti ha detto:

      Grazie veramente di cuore! Una passegiata con un’amica prima e durante il crepuscolo, una serie infinita di emozioni e di manifestazioni. Il mistero si cela dietro ogni angolo della nostra vita, dentro ogni nostra pulsazione.
      Grazie sempre di cuore e buona giornata a te, carissima!

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      1. Yleniaely ha detto:

        ❤️❤️❤️😘

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  2. Nonna Pitilla ha detto:

    una analisi davvero interessante ed emozionante…. un crepuscolo che mi ha fatto riflettere e te ne ringrazio, bellissimo tutto versi e prosa! bravo bravo!

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    1. Federico Cinti ha detto:

      Sai com’è, Matilde, anche una breve passeggiata nei luoghi familiari attorno a casa propria nasconde un senso segreto, tutto da scoprire. Veramente credo che il crepuscolo del pomeriggio, che precede la sera, abbia quasi un senso esistenziale, in cui tutto trascolora, si vela e al contempo si svela, proprio come il battere delle ciglia e quindi della palpebra. Compito della poesia (e ovviamente dell’arte in generale) è cogliere non solo ciò che si vede, bensì soprattutto quel che non si vede. anche leggendo, si coglie quel che c’è scritto assieme a quel che non è scritto.
      Grazie sempre delle tue parole, che mi aiutano ad affinare quelle intuizioni che altrimenti resterebbero tra le dita sulla tastiera (non più nella penna, come una volta).

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      1. Nonna Pitilla ha detto:

        ma grazie a te sempre per i pensieri e i versi che diventano riflessioni anche per il mio scrivere!

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      2. Federico Cinti ha detto:

        Mi fa molto piacere se riesco a offrire qualche spunto di riflessione, come dai post altrui traggo sempre io!
        Buona giornata e un abbraccio…

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  3. Rosanna Minei ha detto:

    In questi tuoi distici elegiaci il crepuscolo, ovvero il passaggio tra la luce e il buio, è una metafora del vivere e dell’essere. Complimenti per la tua poesia! Anzi, che dico? Di poesie ne ho contate 5… Riporto di seguito le quattro nascoste nella prosa.

    Al crepuscolo un sibilo improvviso/
    tra le cose dintorno. Era una visita/
    che attendevo. Lo so, doveva giungere;/ eppure, è stata un’emozione forte,/
    quella: mi è parso come se, d’un tratto,/ ritrovassi qualcosa che era perso./
    Un sorriso, una voce. Mi sembrava/
    di ritornare ad anni addietro. Quando,/
    ecco, non lo so dire. Basti questo/
    ai ricordi d’un tempo che si frange/
    come onda sullo scoglio. Due parole/
    di cortesia e decidere che fare./
    L’orizzonte traslucido sembrava/
    una palpebra giunta ormai sul punto/
    di chiudersi a quell’attimo di buio./
    Il sole morituro si smarriva/
    chissà dove oltre gli alberi e le case./

    Al crepuscolo un senso di nostalgica/ impazienza. Restare oppure andare?/
    Il vialetto correva senza fine,/
    come un filo sospeso lungo i prati./
    Mi hai preso sotto braccio e siamo andati./ Non c’era, forse, molto altro da fare:/
    l’ora invitava a un ultimo passaggio./
    Un racconto, uno ennesimo, meccanici/
    i miei gesti. Ascoltavi. Perché poi/
    hai sempre avuto così tanta voglia/ d’ascoltarmi, non so, non l’ho capito/
    ancora dopo tutti questi secoli./
    Ci passavano intorno mille vite,/
    ma una sola era quella che contava/ veramente. La via non la finiva/
    mai d’andare e riandare. Quante volte/
    l’avrò fatta in tanti anni? Ora a occhi chiusi/ ne conosco i segreti più nascosti./

    Al crepuscolo tu ascoltavi tutto/
    quel che avevo da dire. Non sapevo/ nemmeno io se, poi, sarei mai stato/
    in grado di trovare quella forza/
    che ricercavo in te, che mi parevi/
    uno specchio in cui quasi rivedere/
    quello che avevo o non avevo fatto./
    Tu mi ascoltavi, semplice, paziente,/
    col tuo volto di luce, con quegli occhi/
    color di cielo e quella voce chiara./
    Nulla sembrava più ciò che era prima/
    alla timida ebrezza dei lampioni./
    Il racconto finiva o non finiva:/
    non mi ricordo più quel che ti ho detto,/
    se poi ti ho detto proprio tutto quello/
    che avrei voluto o, meglio, avrei dovuto./
    Al crepuscolo il tempo si fa breve,/
    troppo breve per essere taciuto”/
    il segreto che resta dentro il cuore/
    senza saperlo. L’anima si libra/
    e libera nel vuoto, nel deserto/
    che circondava quell’istante eterno./

    Al crepuscolo dolce era sognare/
    di una vita migliore, di un domani/
    senza perplessità, senza più dubbi./
    In questo devo dire che è contato/
    quel nostro viaggio tra il buio e la luce./
    Tu certo già sapevi. Io l’ho imparato/
    a poco a poco, l’ho imparato in via,/
    facendo e rifacendo quella strada./
    Eppure, m’ascoltavi e mi dicevi/
    ciò che volevo o io sentivo quello,/
    parvenze di parvenze che le immagini/ rincorrono tra i sogni e gli incantesimi./ Sarei rimasto anche di più, lo sai,/
    ma il tempo non permette dilazioni./
    Che cosa mi è rimasto? Il senso vano
    di ciò che non c’è più e che non c’è ancora./
    Mi mancava il presente tra illusioni/
    e rimpianti di scelte non compiute./
    Ma forse è questo il senso del crepuscolo.

    Piace a 1 persona

    1. Federico Cinti ha detto:

      In effetti, Rosanna, avevo celato nella prosa altri versi, tanti versi e non so nemeno quanti. Ma c’è poi differenza tra poesia e prosa? Il distico elegiaco ha una sua lapidaria solennità, l’endecasillabo una sua musicalità ancestrale. Un momento del giorno come tanti, quello in cui il pomeriggio cede alla sera, in cui la luce cede al buio. Non so, come dici tu, diventa condizione esistenziale e tutto si carica di significati ulteriori.
      Il resto è tutto da scoprire. Il testo non appartiene più solo a chi lo scrive, ma soprattutto a chi lo legge e ha il tempo di meditarlo. Nella fretta che ci contradistingue, oggi, si legge e si dimentica. La poesia chiede altro, vuole altro e soprattutto dà altro.
      Grazie sempre dell’attenzione.

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  4. Sorprendente la Rosanna Minei.
    Bella come sempre.

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    1. Federico Cinti ha detto:

      Ah, guarda, Rosanna Minei mi stana sempre: ormai è una sfida tra me e lei!
      Comunque, grazie del tuo giudizio, a me sempre molto gradito. Oggettivare i propri pensieri e le proprie emozioni è un esercizio di non facile esecuzione.

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  5. Alidada ha detto:

    suggestivo e coinvolgente. bellissimo post! Ci hai portati tutti per mano dentro di te e dentro ai tuoi pensieri e alle tue emozioni. Grazie… Ti mando un abbraccio

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    1. Federico Cinti ha detto:

      Grazie di cuore, carissima alidada! Una passeggiata nei luoghi in cui sono sempre vissuto mi ha riaperto un mondo. E poi il raccontare e il raccontarsi, mentre qualcuno ti ascolta, aiuta proprio l’oggettivazione. Nulla è mai uguale; anzi, è piuttosto vero il contrario. Mi viene sempre in mente il verso dantesco in cui il poeta, guardando Cristo, chiosa: “mutandomi io a me si travagliava”. a seconda di come guardiamo, e di come siamo ovviamente, la percezione del reale muta in funzione nostra.
      Un abbraccio, carissima, e auguri di un santo Natale!

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      1. Alidada ha detto:

        bello!… Grazie di queste bellissime pillole di saggezza. …Buon Natale ❤

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      2. Federico Cinti ha detto:

        Auguri di cuore anche a te, Alidada, di un santo Natale!

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