A Elena

 

Eco d’un giorno, eco d’un anno, volo

lieve del tempo: tra le nostre dita

esile il filo s’addipana solo.

 

Nulla sarà di ciò che fu. Infinita

ascesa tra l’azzurro. Nulla è invano.

La meta è dove è più ardua la salita.

 

Un sorriso dolcissimo. Pian piano

per i portici l’essere, l’andare

passa. Un sogno non fu, non fu lontano

 

il limite di tante gioie rare.

 

 

Non so perché, ma ogni volta mi trovo a parlare del tempo che scivola inesorabile, Elena, soprattutto in questo tuo giorno di fine ottobre. «Croce e delizia», potresti dirmi, tu che sei una verdiana convinta, «delizia al cor». Quando siete stati a Parma per il Simon Boccanegra, anche qui inspiegabilmente, mi è venuto da cantare assieme a Leporello: «questo pezzo di fagiano, / piano piano vo’ inghiottir». Eh, io sono proprio mozartiano: lo ammetto senza riserva alcuna. Me lo perdonerai. Come tante altre cose, del resto, che qui non sto a elencare. Mi è venuto, per esempio, da citare La casa dei doganieri di Montale, «un filo s’addipana» (v. 7), anche se non è esattamente il mio poeta preferito. A te piace molto, invece. Lo affermasti con una certa convinzione, una volta. Ma ci sta, va bene. Oh, intendiamoci: non è che io non lo apprezzi. Anzi, ha testi splendidi. Tuttavia, devo riconoscere che preferisco altri autori.

Non so perché, ma il discorso mi scivola sempre di mano, un po’ come il tempo, sabbia tra le dita di un’invisibile clessidra. Che poi noi pensiamo alla sabbia, ma nel nome c’è l’acqua. Già, la clessidra è un orologio ad acqua. Poi, va da sé, ci può pure essere la sabbia al suo interno. Non è certo L’orologio da rote di Ciro di Pers, ossessione barocca per eccellenza. Ecco, sempre il tempo che incombe. Eppure, vedi, oggi ho fatto tardi a scriverti. Ci ho pensato tutto il giorno. Poi, come scrisse quello, «ed è subito sera» (S. Quasimodo, Ed è subito sera, 3). Comunque, sono qui a non lasciare passare invano questo giorno.

Anche l’anno scorso mi ritrovai così, in un dialogo con te, in un Dialogo con Elena. Alle volte non mi dispiace nemmeno citarmi, vezzo antico di chi se lo può permettere. Perché oggi, lo sappiamo, non è un giorno come gli altri. Ne prendiamo atto. Non sto a dirti altro. Ami le feste lunghe, anche più e più giorni. Questo è solo l’inizio. Te l’ho sentito ripetere. In quest’autunno così particolare tutto è sempre in procinto di sembrare altro, quasi il volo di uccelli che partono per chissà dove. È bello pensare che vadano per tornare, perché il bello del viaggio è il ritorno.

© Federico Cinti

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