Marta, arrivederci

 

Mi fermai, sulla soglia,

a un passo dal confine invalicabile.

Rimasi, nel silenzio,

tra le mie quattro cose inesprimibili.

 

Ancora un gesto, l’ultimo,

accanto a una presenza di mestizia.

Raccolsi qualche lacrima

rapida tra le palpebre e le ciglia.

 

In un etereo raggio

Vidi aprirsi il perché del nostro vivere.

Esitai sulla linea

d’ombra che ci divide in un abbraccio.

 

Eternità di un attimo

ritrovata nel cuore, nell’immagine

chiara, ma tanto fragile,

in cui sperare non è vano illudersi.

 

 

Mi trovai, a un certo punto, il 22 luglio scorso, senza nemmeno accorgermene, sulla linea d’ombra che separa l’aldiquà dall’l’aldilà, in un caldo pomeriggio estivo. Un saluto, l’ultimo, a Marta. L’avevo conosciuta qualche anno fa, il 17 settembre 2017, a una festa a Stiatico. Era una ricorrenza, un pranzo, un pomeriggio indimenticabile. Nulla di più, un ricordo, adesso un nome. Eppure, nulla è stato invano, nemmeno il tempo del saluto, in un silenzio che si è fatto a poco a poco preghiera, certezza che quella linea non è la fine di tutto, bensì solo il transito a quella che chiamiamo miglior vita.

In altre situazioni simili avevo già avuto la stessa percezione, un essere qui e allo stesso tempo altrove, proiettato oltre l’azzurro limpido, oltre le nuvole che non lasciano vedere, come un velo lontano. Adesso, solo adesso riesco a trovare il coraggio di oggettivare quella sensazione così particolare, quasi un sollievo al nostro umano correre e procedere. Un sollievo, certo, senza troppa pietà, anche se il distacco è forte, troppo forte spesso per lasciarci comprendere veramente. Ma noi viviamo come se quel momento non fosse contemplato. Questa, forse, la vera sciagura.

Presso i Cappuccini di Bologna, in Bellinzona, qualche cosa finalmente ho compreso. Non è stato facile, lo ammetto, mettere a nudo quelle poche, effimere certezze che mi contraddistinguono. Mi sono lasciato prendere per mano. ero lì, senz’altro conforto se non la certezza di non bastare a me stesso. Anche Francesco, il figlio, aveva in volto questa serenità. Sapeva che la madre era con lui, non come prima, ma più di prima. La commozione gli rompeva la voce, ma era consolato. Ecco, questa consolazione rende la vita degna di essere vissuta fino all’istante estremo, tutta intera, senza sconti o scorciatoie.

 

© Federico Cinti

Tutti i diritti riservati

8 commenti

  1. vittynablog ha detto:

    Federico che bellissime parole hai dedicato alla tua amica Marta. E che profonde riflessioni sono scaturite dal dolore della perdita. Invidio la tua serenità nell’essere così certo ” che quella linea non è la fine di tutto, bensì solo il transito a quella che chiamiamo miglior vita. ” Anch’io penso e spero di ritrovarmi un giorno con i miei genitori. Con loro ci parlo e me li sento vicini. Ma questo non diminuisce il dolore ancora forte per quel distacco. Forse perchè non l’ho mai accettato. Mio padre lo persi che ero poco più di una bambina, era bello, sano forte e niente presagiva la sua fulminea fine. Quella morte così a tradimento non l’ho mai accettata. Dopo qualche anno è stata la volta di mamma, ma lei era già malata. Non c’è stata la sorpresa ma il dolore del distacco è stato enorme. Mi mancano, mi mancano tanto e trovo la vita crudele per questo pegno che si deve pagare per la nostra nascita.

    Scusami se mi sono lasciata andare, ma le tue belle parole hanno scavato fino in fondo alla mia anima.

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    1. Federico Cinti ha detto:

      Non scusarti; anzi, sono io che dovrei ringraziarti di questa bella testimonianza. Di fronte a quella soglia siamo tutti fragili, checché ne dicano. Davvero penso che non sia la fine di tutto, ma il passaggio: non può terminare qui, come la corsa di un treno o la meta di un viaggio. Il sentimento che proviamo è forte, è doloroso: ricordo bene quando è morto mio padre. Qualche cosa è morto pure in me. Eppure, è rimasto, come una presenza diversa, nell’altra stanza, con cui posso dialogare e confrontarmi. E così è capitato con Marta: ciò che ci lasciano le persone che amiamo è molto di più di quel che perdiamo nel momento della loro dipartita.
      Ancora grazie di cuore di queste tue belle parole, belle perché sono vere e scaturite dal più profondo.

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      1. vittynablog ha detto:

        Grazie Federico per aver compreso il mio stato d’animo. La tua risposta è molto dolce e consolatoria . Oggi mi sento più serena anche grazie al tuo scritto!!!! Non c’è che dire…hai proprio l’animo sensibile dei poeti, ma di quelli bravi!!!!! Ciao, grazie e buona serata!! 🙂

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      2. Federico Cinti ha detto:

        Grazie di cuore: mi fai arrossire!
        Sono contento che ciò che ho scritto sia servito a qualche cosa, se non altro a comunicare con anime affini il mio stato d’animo. Questo non è risultato da poco!
        Ancora grazie, buona serata a te e a prestissimo…

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  2. Zia suora era assolutamente certa di questo, ma non a parole…
    Buona serata

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    1. Federico Cinti ha detto:

      Ah, ne sono assolutamente convinto! del resto, la fede, come ripete pure Guicciardini nel primo dei suoi «Ricordi» è in grado di spostare le montagne!
      Ciao e buon proseguimento a te!

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  3. aamoreinfinito ha detto:

    La vita e la Morte due estremi che s’incontrano e fanno riflettere finalmente la Vita, la Vita vera.. un sorriso a te e alla Marta che e’ in mezzo a noi

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    1. Federico Cinti ha detto:

      La morte, una linea di separazione tra due diverse condizioni, la seconda non meno vera della prima; anzi, forse più piena e consapevole. Un senso di vuoto e di spaesamento, ovviamente, per chi resta di qua, per noi che cerchiamo di vedere con i nostri deboli occhi.
      Grazie di cuore delle tue parole: mi permettono un’ulteriore riflessione riguardo a Marta e a ciò che mi lascia.

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