Ode al “Benessum”

 

Immensità sospesa, in questo mare

liquido una dolcissima armonia:

vibra l’anima dedita a sognare

in cerca di un’eterea fantasia.

 

Naufragio senza fine, nostalgia

oscillante tra antiche luci rare,

brivido che si fa malinconia

eterna in cui potersi ritrovare.

 

Nenia in cuore: dal calice commosso

esala una fragranza sconosciuta,

senso d’inesprimibile vaghezza.

 

S’apre alla vita docile un’ebrezza,

una gioia donata e ricevuta:

musica di cristallo bianco o rosso.

 

 

Mi risuona alle volte nell’orecchio, «come in conchiglia murmure di mare» (G. Pascoli, Alexandros, IV 36), l’immagine del mare color del vino, come era negli incliti versi «di colui che l’acque // cantò fatali» (U. Foscolo, A Zacinto, 8-9), del sommo Omero, mito già in vita e padre d’altri miti. Ma il mare e il vino, segno (o forse meglio simbolo) dell’infinito, in cui è dolce per qualcuno naufragare nella ricerca di sé e del senso del tutto, mi paiono adesso un binomio inscindibile, il punto d’incontro in cui coagula la vita. è l’istante eterno, quello, in cui Odisseo incontra Calipso, in cui fa esperienza dell’oblio di sé e del rinsavimento.

Era l’aristocratico Alceo, fin dagli anni liceali, a cantarmi le gioie del simposio, in cui il vino aveva il nome del dio che scioglie le membra, Lieo. In esso mi si apriva la via alla libertà, ritrovavo una parvenza di verità. Eco di quel mondo così lontano, immerso nel vero «sovrumano / silenzio» (G. Leopardi, L’infinito, 5-6), era l’invito a carpire il giorno, unico possesso stabile di quel mondo rattrappito nel gelo invernale, mentre il Soratte svettava lontano candido di neve, mentre il focolare andava alimentato copiosamente. Nel vino si poteva dimenticare l’affanno del vivere, senza fidare troppo nel domani. Era la magnifica ode I, 11 di Orazio, che anche io ho tradotto, il famoso Carpe diem.

 

 

 

Alla fine, scivolo sempre su Orazio. Chiedo venia, ma questo, sì, lo sento molto vicino, come autore, forse anche per la mediazione della lirica dal Cinquecento in poi, da Chiabrera a Pascoli. Certo, Orazio e il vino sembra quasi scontato, ma poi tutto ritorna a quel punto, al vivere nei suoi snodi fondamentali, basilari. Non ha bisogno di ulteriori specifiche, ma almeno un ritratto, una piccola immagine vorrei lasciarla del poeta venosino. Di sé ricorda di essere canuto anzi tempo, ma pure un simpatico porco del gregge di Epicuro. Il resto è nelle sue opere, nei suoi versi. Un po’ come nei miei.

 

 

 

Per questo, probabilmente, quando l’amico Gaggioli mi ha chiesto di “sguinzagliare la mia musa” per cantare di un suo vino che mi aveva fatto assaggiare, il Benéssum, non sono riuscito a resistere ai richiami letterari. Non solo. Ammetto che qualche cosa risuonava in me, un libro di Andrea Mingardi dallo stesso titolo: ne parlammo anche in radio, a ridosso della sua pubblicazione, quando tenevo una piccola trasmissione in quel di Silla, frazione di Porretta Terme, «vent’anni fa o giù di lì» (F. Guccini, Eskimo). Già, Andrea Mingardi, di cui ho scritto un ritratto in versi in un mio libro, la mia Piccola guida esotica di Bologna (Persiani 2020). Ogni tanto ci si vede, ogni tanto ci si sente al telefono. Un personaggio, tutto qui, capace come il vino che porta il nome del suo libro di aggiustare ogni cosa. A me piace nero. L’ho detto come lo si direbbe a Bologna: mi piace rosso, come «il mare color del vino», violaceo, purpureo, in cui smarrirsi e ritrovarsi. L’amico Gaggioli lo ha dichiarato esplicitamente che l’idea era proprio quella, di ispirarsi ad Andrea Mingardi. Lo capisco: anch’io amo ispirarmi al bello e al buono.

 

 

 

© Federico Cinti

Tutti i diritti riservati

16 commenti

  1. Ilquaderninodipaola,Paola Pioletti ha detto:

    Caspita che bel viaggio nel tempo

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    1. Federico Cinti ha detto:

      Mi piace spaziare, dentro e fuori di me! La letteratura mi conduce in viaggi straordinari. chissà, deformazione e nemmeno troppo professionale!
      Comunque, sempre grazie delle tue parole!

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      1. Ilquaderninodipaola,Paola Pioletti ha detto:

        Fantastico

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  2. Mingardi lo ricordo. Ora è un po’ che è sparito.

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    1. Federico Cinti ha detto:

      Beh, questa sera Mingardi sarà stato sicuramente allo stadio a vedere il Bologna che giocava contro la Maggica. Meno male che abbiamo vinto!
      L’ultima volta ero andato alla presentazione del suo ultimo libro, una sua biografia molto gustosa.
      Una delle sue ultime canzoni è questa:

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  3. marcello comitini ha detto:

    Hai scritto un “pezzo” culturalmente colmo di rimandi, con un tono davvero poetico e melodioso. Sarà il vino saranno i classici, ma certamente la tua formazione ti permette di esprimerti in modo accattivante.

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    1. Federico Cinti ha detto:

      Carissimo Marcello, non avrei mai creduto che, prima o poi, io sarei riuscito a esprimere quello che con tanta fatica studiavo da ragazzo. Ora, non so com’è, mi viene spontaneo! Quel che ho letto è diventato parte di me e lo ripropongo così come mi viene! Anche se non sono un grande bevitore, anzi piuttosto il contrario, trovo che ne vino ci sia una tradizione che meriti di essere ogni tanto rinfrescata.
      Poi, ti dico la verità: la poesia e questi media mi stanno mettendo in comunicazione con tanti appassionati come me di letteratura e mi pare cosa buona. Per questo ti sono ancora più grato delle tue parole e delle tue poesie.
      Che dirti, allora, se non un grazie di cuore? a presto leggerci…

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      1. marcello comitini ha detto:

        A presto, Federico. Grazie della isposta.

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      2. Federico Cinti ha detto:

        Grazie a te che mi permetti di approfondire in questo dialogo ciò che mi era rimasto nella penna (o meglio nella tastiera)!

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  4. vittynablog ha detto:

    Federico, non potevi scrivere un’ode più bella per questo vino. Speriamo sia degno di queste belle parole!!!

    Anch’io anni fa scrissi un post sulle origini e la storia del vino. Ovviamente la imparai facendo ricerche e mi meravigliai dell’importanza che ha avuto nella Mitologia, nel mondo dei Greci, nella nostra religione. Persino Dante l’ha nominato più volte nella Divina Commedia. E altri l’hanno decantato, da Alceo di Mitilene a Baudelaire, i Carmine Burana – ” Vinum dulce gloriosum
    pingue facit et carnosum
    atque pectus aperit”.

    Senza contare scrittori più recenti, da Sepulveda a Erri De Luca.

    Insomma, il vino ha accompagnato l’evolversi della civiltà, nella giusta misura regala felicità. Ed è giusto quindi riconoscergli tutti i meriti che ha.

    Un caro saluto e…alla salute!!!!!

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    1. Federico Cinti ha detto:

      Quando l’ho assaggiato, del tutto casualmente, il Benessum mi ha lasciato un aroma d’incredibile soavità. Insomma, col tempo è decantato fino a rinascere, novello Narciso, nell’ode che hai appena letto! Del resto, così è per tutte le cose importanti: scavano in noi a goccia a goccia e trovano il loro naturale luogo. Non sono un grande bevitore, forse l’esatto opposto, anche se trovo che debba essere giustamente valorizzato, proprio perché dà il senso identitario di cui parli. Certo, nella giusta misura, anche perché “ne quid nimis”, come avrebbero detto gli antichi riprendendo uno dei motti delfici.
      Sarei curioso di leggere quel che avevi scritto.
      Per i “Carmina Burana”, e la sezione dei “potatoria”, ti dico che a scuola leggo sempre “In taberna quando sumus”, di cui ho fatto pure una traduzione in bolognese per un’antologia di poesie famose. Oh, era mirabile, anche se non arrivava all’originale!
      Prima pro nummata vini,
      ex hac bibunt libertini.
      Et cetera et cetera, come si suol dire.
      In Orazio, uno dei miei poeti, il vino è certamente una delle gioie della vita. Ma quel che mi resta sempre dentro è l’epiteto riferito al mare “del color del vino”. Chissà, prima o poi ci tornerò su!
      Grazie come sempre e buon pomeriggio. Oggi è pure santa Bibiana: come dice il proverbio, se piove per santa Bibiana, piove quaranta giorni e una settimana. speriamo di no, anche se l’uggia è cosa buona per i poeti.

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      1. vittynablog ha detto:

        Da noi ha piovuto a più non posso…così ora sappiamo cosa ci aspetta!!!! Il mio post non era niente in confronto al tuo. Non ti aspettare granchè, per me è stato interessante perchè non sapevo niente del vino. Il blog è anche questo, ti sprona a fare ricerche e cercando cercando, si impara! questo è il link : https://vittynablog.wordpress.com/?s=per+bacco+%C3%A8+tempo+di+vendemmia

        Buona serata, ciao!!!!

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      2. Federico Cinti ha detto:

        Molto interessante, altroché, il tuo post: me lo sono proprio gustato!
        Anche da noi ha piovuto, ma oggi c’era un po’ di solicello. Anzi, stamane ha piovuto e quindi siamo stati ligi al detto proverbiale.
        Per il resto, il vino ci aiuta a vedere oltre, anche se io non bevo molto. Questo ci insegna pure la letteratura, a cogliere il bello delle piccole cose.
        Parlare con te mi aiuta a divisare e a discernere ciò che alle volte non sono in grado di trovare in un primo momento. Il potere del confronto anche a distanza.
        Grazie di cuore!

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      3. vittynablog ha detto:

        Federico, sei troppo generoso, con te posso avere uno scambio di idee, mai penserei ad un confronto. Figuriamoci, un letterato come te. Però mi onora questo tuo pensiero! Grazie ancora!!!! 🙂

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      4. Federico Cinti ha detto:

        Macché letterato! Diciamo che mi piace la letteratura e mi piace parlarne, tutto qui. Ogni volta, infatti, che mi trovo a parlarne, scopro qualche cosa di cui non mi ero accorto. anche qui, sai? anche qui sul blog mi capita. ecco perché ritengo momento molto preziosi pure questi di dialogo e scambio. E di questo ti sono molto grato!
        Buona serata, allora, e a prestissimo!

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