Il«the» delle befane

 

Tutto è compiuto. Il tavolo imbandito

ha il velluto addobbato della festa:

era la fuga verso l’infinito

dopo l’antica nostalgia molesta;

 

era ciò che si perde (o ciò che resta?)

l’ultimo giorno fragile del rito,

languore lieve in cui si manifesta

eterno il nostro ridere stupito.

 

Breve il tempo. Urge l’ora, vola via

esule tra il respiro delle cose.

Fu già e non fu. Domani uguale a ieri.

 

Anche noi, vecchi amici, amici veri

nell’istante caduco delle rose

eravamo e saremo epifania.

 

 

Non lo nego, certo, il ritardo; ma l’Ingegnere quest’anno non è riuscito a organizzare l’evento solito del the nel giorno dell’Epifania. Una scusa, intendiamoci, per consumare quel poco rimasto dalle appena trascorse feste natalizie. Ci si ritrova con gli amici di una vita: il tavolo è sempre quello, ovale come nelle migliori tradizioni, con un bel velluto verde e soffice sopra. Perlomeno io lo ricordo così. E voglio ricordarlo così, nonostante il frastuono del tempo che fugge. Già, perché i ricordi, quelli veri, sono silenziosi, quasi fossero sotto cristallo. Li si guarda e riguarda con una certa nostalgia. Credo che il gusto del rito sia che lo si vorrebbe sempre identico a se stesso, anche quando ci accorgiamo che è sempre diverso. Tensione all’eternità, chiamiamola pure così.

Chi organizza veramente, ammettiamolo pure, è Elena, la moglie dell’Ingegnere. Si sa, non si può dire, ma il senso è tutto qui. Prima di disfare l’albero e il presepe occorre che tutto si compia, ma proprio tutto. Io e il the non è che si vada molto d’accordo. Sì, mi piace; ma, non so perché, l’associo sempre all’influenza. Chissà, me lo ritrovavo sempre tra le mani, quando ero piccolo, per bere qualche cosa di caldo. Mi faceva bene o così sostenevano. E sarà pure vero, ma non ci sarà mai nulla migliore del caffè. Ah, per me al caffè non si comanda, un po’ come alla poesia del resto. Altroché al cuore! Ci sforziamo di non ammetterlo, ma è così. Faccio buon viso e tanto basta.

Anche noi ci troviamo su quella strana barca che chiamiamo tempo. Ci conduce dove vuole e come vuole. Opporsi è inutile, anche se tanti ci provano. Il belletto, il trucco, le tinture per capelli danno una mano. ma serve veramente a qualche cosa? Forse solo a illudersi un po’ che tutto sia sempre uguale. Non fa piacere, è ovvio, trovarsi ogni giorno diverso, ma pare sia inevitabile. Sarà pure per questo che il genio dell’ingegnere ha finito, col passare degli anni, per deformare l’incontro da the della Befana a the delle befane. Penso proprio nessuno se la prenda. Una constatazione amichevole, tutto qui, soprattutto se consideriamo che tra gli amici ci siamo pure noi. Noi che ascoltiamo e scriviamo tutto, tra l’altro, con la protervia di chi cerca di fissare tutto per sempre sul candore innevato della pagina intatta. Stavo quasi per scrivere ferocia, ma poi mi sono fermato a riflettere, quasi davanti a me ci fossero due pagine. Se non si è abituati, è sconsigliato pensare. Oh, parafraso solo Francesco Guccini, tanto amato dagli amici di domani, che hanno una casetta in quel di Pavana.

 

 

 

Insomma, l’ho tirata anche troppo per le lunghe, come si fa alle volte al telefono con le persone che non si vogliono salutare. Qualcuno lo fa di professione, io non ne sarei capace, se non fosse che alle volte ci sono persone con cui vorrei parlare all’infinito. Certe donne, ecco, dalle voci così suadenti in cui, come nella conchiglia, si sente il mare eternamente echeggiare. Romanticismo, forse, e di bassa lega. Ma tant’è, mi ci accoccolo un po’, come quando il giorno trapassa lentamente nella sera e il crepuscolo pare una palpebra che si chiude.

 

 

 

© Federico Cinti

Tutti i diritti riservati

8 commenti

  1. Nemesys ha detto:

    Versi belli e parole del racconto molto interessanti con passaggi intensi che fanno riflettere!!! Eccezionale come sempre!!!

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    1. Federico Cinti ha detto:

      Mi fai sempre arrossire con le tue parole! alle volte, a distanza di tempo, mi rileggo e mi chiedo se veramente sono stato io a scrivere quel che leggo. Già, si lascia di noi qualche cosa in quel che oggettiviamo ed è un bene accorgersene, perché vediamo il nostro divenire.
      Insomma, per non tirarla troppo per le lunghe, ti ringrazio di cuore!

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      1. Nemesys ha detto:

        Ciao, questa sensazione di rivedermi a distanza di tempo e domandarmi se l’ho realizzata io, capita anche a me ma con le fotografie, alle volte non credo quasi ai miei occhi!!! Buon proseguimento di domenica 😉

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      2. Federico Cinti ha detto:

        Quel che mi dici mi conforta molto! Anche a te buon proseguimento di domenica…

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  2. vittynablog ha detto:

    Che belissimo pezzo hai scritto Federico! Sembra ci sia l’anima, hai dato un tocco speciale ai tuoi ricordi. Ed è bello immaginarti intorno al tavolo ovale, con la tovaglia verde ( il mio colore preferito ) a sorseggiare un buon the caldo, insieme agli amici più cari. A differenza di te, il momento del the per me è un momento di coccole… è una cara abitudine ereditata dalla mia mamma. Quando c’era qualcosa di importante, diceva sempre, spetta ci prepariamo un the. E non era solo quello, ma voleva dire una fetta di torta alle mele, o pasticcini…insomma, un trionfo di dolcezze tali da sconfiggere qualsiasi amarezza della vita. Ho dato questa abitudine anche ai miei figli. Erano momenti tutti per noi, dove era bello raccontarci. Davanti a quelle tazze fumanti ci facevamo delle confidenze…. io continuo a prendere il the, ma quella magia non c’è più. Ognuno ha preso la sua strada, come è giusto che sia, però rimane un po’ di amaro in bocca che nessun dolce riuscirà ad addolcire!!!

    Eh, il tempo, ci da’ e ci toglie…come hai scritto tu, siamo su questa barca che ci conduce doce vuole e come vuole. Inutile opporre resistenza…non resta che lasciarsi andare e lasciarci cullare dai dolci ricordi.

    Ciao carissimo, grazie per questo incantevole scritto. Con tutte queste confidenza, mi è venuta la voglia di una bella tazza di the!!!! Buona serata, ciao!!!

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    1. Federico Cinti ha detto:

      Hai proprio ragione! Il pomeriggio di ieri è stato proprio molto piacevole e ti confesso che la festa della befana è sfociata ovviamente in un assaggio di carnevale. del resto, ci siamo già! L’Ingegnere mi ha sciorinato una lista lunga lunga di varietà di the. Ne avevo scelto una molto esotica, ma niente: me ne ha rifilata una alla vaniglia. Il profumo era buono, intendiamoci: mi ricordava vagamente quello di certe creme solari della Riviera romagnola. ma ci sta, per l’amor di Dio: l’ho bevuto quasi tutto d’un fiato, impressionando le befane astanti. Poi, che vuoi mai? Le chiacchiere, gli ameni conversari, gli aneddoti. Insomma, una rimpatriata in piena regola. Ecco, diciamo che si fa sempre la conta di chi non c’è, come dici tu; ma è l’inesorabile trascorrere del tempo. che, detto tra noi, se non trascorresse, sarebbe pure peggio.
      La tavola ovale era stracolma di ogni ben di Dio. Io mi sono soffermato soprattutto sui salati, anche se il «dulcis in fundo», come in pasticceria, non me lo sono fatto mancare. Anche per non offendere gli ospiti, naturalmente, così affettuosi nei miei confronti. Eh, gli amici di una vita, non c’è che dire.
      Le befane se ne sono andate verso le otto di sera. Pure io mi sono appropinquato, almeno idealmente, all’uscita. Ma poi le chiacchiere sono proseguite fino a mezzanotte. Si fa così, del resto, quando ci si trova bene: il tempo s’annulla in una sospensione incantata. Sì, il suo bello: non c’è che dire.
      Sono contento che anche tu, ogni tanto, quando è possibile, fermi un po’ la tua nave in qualche porto sereno, in qualche baia sicura, e ti rinfranchi un po’ del viaggio. e che possiamo fare, altrimenti? Si impara tutto, col tempo. Gli anni, ma questo lo s’impara a poco a poco, non trascorrono invano!

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      1. vittynablog ha detto:

        Mi hai fatto davvero venire l’acquolina in bocca Federico! Ho immaginato quella bella tavola imbandita di ogni ben di Dio, specialmente con i salati che sono i miei preferiti. Ma il the alla vaniglia no….da noi si direbbe ” non si po’ sentì ” Poverino che te lo sei bevuto ” quasi tutto d’un fiato ” per non essere scortese col tuo ospite. Questo dice molto di te, oltra ai tuoi scritti, si capisce che bella persona sei. E immagino quanto sarai apprezzato e amato dalle persone che ti circondano.

        Grazie per il tempo che mi hai dedicato. Ogni tua parola ,la considero preziosa, grazie!!! 🙂

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      2. Federico Cinti ha detto:

        Per me è un grande piacere poter dialogare con te, poterti raccontare, anche perché mi aiuta a capire di più quel che ho fatto, quel che è successo, quel che lì per lì non mi era chiaro. Del resto, sommo privilegio donato a pochi è vedersi – e rivedersi – da fuori. E pensare che ieri sera volevo tornare a casa presto. Quando alle otto sono andati via tutti, ero convinto che di lì a poco anche io sarei andato: aspettavo mi riaccompagnassero, come da copione. Poi, quando abbiamo controllato l’orologio, era quasi mezzanotte. Oh, intendiamoci: giusto così!
        Ancora grazie di tutto… la prossima volta niente the alla vaniglia. In effetti, è imbevibile!

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