Nostalgia

 

Pensieri, nulla più. Lungo la via

esule cerco ciò che ti somiglia.

Nel ricordo una languida armonia

sibila, dolce amara meraviglia.

 

Ombra nel cuore, battito di ciglia

alla tua luce chiara. Nostalgia

l’impronta al mormorio della conchiglia:

tenue nella tua immagine la mia.

 

Ubbia del tempo. Perdersi e trovarsi,

ora e qui. Tutto è nulla nel riflesso

rarefatto dell’attimo. Ti ascolto,

 

invisibile incanto del tuo volto.

Sulla soglia dell’anima sommesso

oggi rimango tra i miei sogni sparsi.

 

 

a ben guardare, in tutto «ciò che per l’universo si squaderna» (Par. XXXIII 87), la maggior parte dei nostri pensieri è percorsa da un sentimento doloroso di ritorno, anche perché tra un punto e l’altro sull’infinita retta del reale si frappone una distanza incolmabile. Il paradosso di Zenone, dalla più ampia «annorum series et fuga temporum» (Orazio, carm. III 3), si cala impercettibile lungo i labirintici corridoi delle nostre giornate. E sia, allora, se resta solo il pensiero ardente, l’antico studio, l’intangibile desiderio siderale. Chiamiamola pure nostalgia, anche se «quidquid temporis eodem loco est» (Seneca, Epistulae morales, XLIX 2): ‘tutto il trascorrere del tempo è nello stesso luogo’ e noi con esso, aggiungo io.

Nostalgia, certo, di quel che non si ha più e di cui si sente l’inestinguibile bisogno. Anche a me capita come al poeta che, mai pago di intravedere un segno, confessa che «talor vo cercand’io, / donna, / quanto è possibile, in altrui, / la disiata vostra forma vera» (Petrarca, Rvf XVI 12-14). Una voce, un sussurro, un segno di riconoscimento: questo serve da traccia lungo il sentiero del trito quotidiano, come erranza senza fine. Il tempo scorre inesorabile, fuori e dentro di noi: pulsa come sangue nelle vene e ci travolge. In quell’eterno palpito è il senso delle cose, della ricerca, dell’isola che ognuno di noi porta dentro. Eppure, sempre in me risento il soffio lieve, riverberare, sinfonia d’accordi azzurri sul candore della neve.

  

Forse un sogno, chissà: nulla di più. Un nome che risuona tra i mille che s’affoltano nella memoria. Un viso dolce alla luce chiara del mattino. Il sogno, certo, l’alba tra le cose e tra le case. Non nella solitudine pensosa, tuttavia, si ritrova il nostro piccolo regno. È il volto senza età che ci dà pace, come eterno incantesimo d’amore. Nulla vale l’incontro casuale con chi si cerca disperatamente. Proprio così ricomincia la vita, riprende il viaggio dove si era interrotto. Non era sogno, ma sogno d’un sogno. Era l’eterno mormorio del mare a pulsare e a spingere al ritorno. Il dolore del ritorno, ecco, la nostalgia che non s’arresta davanti a nulla. E di nuovo Ulisse riprende le vie del mare color del vino. Forse è l’amore che spinge a cose impossibili, a tornare nel punto esatto di quella prima volta, dell’istante in cui ogni cosa è divenuta chiara agli increduli occhi in una buia stanza.

 

 

 

© Federico Cinti

Tutti i diritti riservati

6 commenti

  1. macalder02 ha detto:

    Con nostalgia tocchi un punto molto delicato sia nella poesia che nella vita personale. E mi preoccupo di entrambi. Sono un immigrato e come Ulises sogno che magari, dopo 45 anni, possa tornare nella mia terra (Perù). Mi sento come spiega la prima strofa di un valzer peruviano d’altri tempi:
    “Tutti tornano nella terra in cui sono nati
    All’incomparabile incantesimo del suo sole
    Tornano tutti all’angolo da cui sono venuti
    Dove forse è fiorito più di un amore”
    La nostalgia è un modo per avere un’illusione e, a nostra volta, non ce l’abbiamo. Pensiamo di avere qualcosa quando il tempo passa tra le mani, ma sappiamo che è solo temporaneo. Qualcosa come un possesso della sua essenza, senza averla realmente.
    In riferimento alla poetica, viviamo per costruire ricordi… e ricordandoci costruiamo noi stessi. La nostalgia diventa il privilegio degli uomini degni. Il desiderio è il più grande tributo alla memoria vivente perché quando sento che mi sto avvicinando alla fine della mia vita, mi mancherà ogni curva, ogni traccia, ogni amore che è passato attraverso il mio cuore, ogni tramonto che ha illuminato la mia umanità in quelle giorni infiniti della mia giovinezza.
    La tua nostalgia mi ha fatto scuotere i ricordi. Un saluto Federico.
    Manuel Angelo
    PD. Uso il traduttore, quindi mi dispiace se qualche parola non è venuta bene.

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    1. Federico Cinti ha detto:

      Carissimo, il tuo commento gronda vita ed è questo che conta. sono lieto di poter parlare con te, pure a distanza, di un tema come questo, la nostalgia, che in qualche misura tocca tutti, prima o poi, nella vita.
      Siamo veramente tutti pellegrini, fuori e dentro di noi. come dice l’Ulisse di Cesare Pavese, nei “Dialoghi con Leukò”, l’isola, la nostra isola, la portiamo dentro e a quella tendiamo, sempre. Forse è anche questa nostalgia, è struggimento, desiderio del desiderio. Ed è chiaro, ancor più chiaro per chi, come te, da tanti anni, ne fa esperienza quotidiana. Eppure, come dice il walzer che mi citi, prima o poi torneremo al luogo del nostro desiderio.
      Ti ringrazio infinitamente di queste tue parole.

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      1. macalder02 ha detto:

        Prego. Il tuo articolo rispolvera i ricordi. Un grande abbraccio.

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      2. Federico Cinti ha detto:

        Ancora grazie, carissimo, e un abbraccio pure a te!

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  2. Alidada ha detto:

    una meraviglia questo post, che mi arriva leggero come un carezza ma allo stesso tempo forte come un’emozione incontrollata. Una tematica quella del rapporto con la nostra memoria che ci è cara e ci coinvolge sempre di più con il passare degli anni. Io cerco di evitare tanti ricordi e li tengo rinchiusi nel cassetto del mio cuore.: ) Bellissime anche le immagini che evocano e rafforzano i messaggi che ci volevi trasmettere. Buona serata a te Federico 🙂

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    1. Federico Cinti ha detto:

      Ciao, alidada, che bello ritrovarti e parlare con te!
      Sono un po’ ossessionato da certe tematiche, ossessioni virtuose ovviamente. Il tempo soprattutto e il suo sentimento, per dirla con Ungaretti, ultimamente mi prende parecchio, oltre a quello della luce che irrompe, proprio come un colpo di fulmine.
      La poesia mi pare riesca a condensare queste istanze. del resto, da quel cassetto di cui tu pure parli emergono tante volte i nostri sogni più reconditi, i nostri ricordi più veri. e allora, dimmi, come non si possono cogliere?
      Ciao, carissima, e a presto!

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