Fiore d’inverno

 

Fiore d’inverno, il tempo troppo breve

indugia tra la luce cristallina,

ora e sempre, al pallore della neve,

riso azzurro di pace, algida trina.

 

Eri e sarai nell’anima bambina

il senso d’un istante lieve lieve,

nel cuore ciò che fu di una mattina

vaga in cui nulla risultò più greve.

 

Eri il sogno avveratosi, eri il vento

rauco tra i rami verdi, eri la vita

nata di nuovo nella luce chiara.

 

Adesso sei l’antica gioia rara,

l’unica forse sulla via infinita,

eternità d’un volto, d’un momento.

 

 

Segno d’elezione nascere in inverno: dall’inerte bruma spuntano i più bei fiori. Non ci avevo mai pensato. E dire che pure io sono nato in un freddo giovedì iemale. Ne posso andare fiero, a questo punto: condivido uno stato di grazia, uno stato che non si può descrivere compiutamente. ecco, lo accenno qui, come per caso. Tutto forse succede per caso, un caso calcolato certo, che gli antichi chiamavano fatum. Ciò che era detto, decretato: capita e quindi accade. Ed è accaduto. E me ne accorgo solo ora, al finire di questa stagione così densa d’avvenimenti da lasciare senza fiato. Prima o poi ne parlerò più compiutamente. adesso chiedo solo un atto di fiducia. Di fiducia, ovviamente, in ciò che accenno e non propalo come dovrei. Non tutto può essere posto sotto la luce chiara.

Ecco, un fiore d’inverno. Qualche persona forse sarebbe lusingata a sentirsi chiamare così. Prima o poi lo farò: ne stia pur certa. Mi sento, davanti a questo spettacolo incantato, come colui che in sogno si stupisce di sentire e vedere avverarsi un miracolo: «Ecco, ella viene: incedit per lilia et super nivem. È avvolta nell’ermellino; porta i capelli constretti e nascosti in una fascia; il suo passo è più leggero della sua ombra; la luna e la neve sono men pallide di lei. Ave» (G. d’Annunzio, Il piacere). Anche questo è il riverbero di un’alta capacità di trasfigurare quel che si è in ciò che si vuole essere, anche se qualcuno è naturalmente ciò che è e ciò che rappresenta.

 

 

Trine nivali, sogno senza fine. non amo il freddo, anche se il tempo sembra fermarsi nella stretta del gelo, come gli alberi e i fiumi nell’ode in cui il sommo Orazio parla al giovane Taliarco dei piaceri del vino e dell’amore. Siamo qui e altrove, nella pagina e oltre la pagina, a indagarci dentro e a vederci da fuori. Dall’inverno si passa immediatamente a una dimensione primaverile, in cui si cerca nascosto all’angolo della ragazza che vuole tradirsi. Eterno gioco, questo, delle parti. Non so, l’inverno è tempo di riflessione, di letture, di desiderio. Una voce di madreperla apre lo scrigno incantato e racconta quello che siamo, quello che vogliamo.

Il fiore spunta e rispunta, continuamente. Saperlo cogliere è la sfida. Il suo profumo soave chiama e richiama alla realtà. Nulla è invano, si sa. La letteratura parla di noi, come noi parliamo della letteratura, parola che crea e ricrea instancabilmente. E il tempo si fa breve, troppo breve per non essere avvinti dal sapore dolcissimo dell’ora lieve lieve tra gli ansanti ventricoli del cuore. Tra l’uno e l’altro battito la vita che prosegue e ci avvince, che ci spinge tra l’infinito e il nulla. Parole al vento e vento di parole per le strade deserte, ma tra cui tutto si fa possibile, quasi per caso, per volontà che scende in noi dalle stelle, de sideribus. Ecco, dunque, che «il fiore ha come un miele / che inebria l’aria; un suo vapor che bagna / l’anima d’un oblìo dolce e crudele» (G. Pascoli, Digitale purpurea, I 19-21).

 

 

 

© Federico Cinti

Tutti i diritti riservati

13 commenti

  1. BD ha detto:

    adoro i fiori d’inverno, la loro bellezza è la forza!

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    1. Federico Cinti ha detto:

      Verissimo quel che dici: sono simbolo della speranza, un po’ come la ginestra leopardiana che nasceva nonostante tutto nel deserto del Vesuvio!
      Grazie di cuore…

      Piace a 2 people

  2. Nemesys ha detto:

    I fiori d’inverno sono davvero bellissimi, al solo sguardo donano vitalità, energia. J’adore❣🥀

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    1. Federico Cinti ha detto:

      Anche a me piacciono molto, tanto in sé quanto a livello metaforico, come dici tu, proprio perché rappresentano il senso più profondo dell’essere e dell’esserci. Un po’ come la ginestra leopardiana, «contenta dei deserti».
      E non ti pare che la poesia sia di per sé un «fiore d’inverno»?

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      1. Nemesys ha detto:

        …sicuramente si, la poesia di per sé è proprio questo❣❣❣

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  3. alicespiga82 ha detto:

    Ogni volta che leggo i tuoi articoli imparo qualche nuova parola che non conoscevo. Questa volta sono: iemale e propalo. Te ne sono grata e ti sono grata anche di questo tuo pensiero che mi risuona dentro: “La letteratura parla di noi, come noi parliamo della letteratura, parola che crea e ricrea instancabilmente”.

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    1. Federico Cinti ha detto:

      Carissima Alice, sono convinto che leggerci sia proprio uno scambio bellissimo! Per le parole, guarda, ti dico che ultimamente mi sono imposto questa piccola regola: «pensare per scrivere e scrivere senza pensare». Insomma, un esercizio che non posso dare ai miei studenti, ma io ci sono arrivato a poco a poco. Alle prove del coro si itera finché non s’impara la propria parte, finché sostanzialmente non s’interiorizza. Ecco, per la scrittura è la stessa cosa. Almeno per me. Poi, il resto sta nel lettore.
      Per questo, in fondo, sono molto curioso di leggere il tuo romanzo. Proprio per lo scambio di cui parlavo di sopra.

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      1. alicespiga82 ha detto:

        Mi piace la metafora della “scrittura senza pensiero”. Vale lo stesso discorso anche per la danza: bisogna provare e riprovare finché non si interiorizzano i passi e si balla senza pensare.
        Detto questo, non vedo l’ora che tu possa leggere il mio romanzo. ♥️

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      2. Federico Cinti ha detto:

        Sarà per me un onore e un piacere. Prima o poi metterò mano anch’io all’aratro. Prima devo scrivere quello che mi racconta da una vita la mia mamma. Glielo devo e poi è realmente interessante. Poi, chissà… anche il mio potrebbe essere qualche cosa di utile, se non altro a me per capire qualche cosa di più. Perché, diciamolo, ognuno di noi scrive sempre e comunque di sé.
        Ciao, allora, e a prestissimo…

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  4. semprecarla ha detto:

    Che carino il tuo blog … troverò il tempo per esplorarlo … Serena notte

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    1. Federico Cinti ha detto:

      Carissima Carla, credimi, ne sono veramente onorato!
      Io è un po’ di tempo che seguo il tuo e ti faccio i miei complimenti.
      Ciao e buona giornata a te!

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  5. desire760 ha detto:

    Fiori d’inverno delicati e sublimi allo sguardo…Bella la tua poesia si scioglie agli occhi come la neve e finisce subito, ma vorresti leggere ancora…Buona Notte !🥰🙏

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    1. Federico Cinti ha detto:

      Ti ringrazio di queste tue parole. sono contento che il testo lasci una vaghezza, quella di pretendere di continuare nonostante tutto. Del resto, il fiore d’inverno si appropria di uno spazio e di un tempo in cui tutto si fa possibile.
      Buona serata a te di cuore!

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